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D.Sauveur/Tara Expéditions
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Iniziata a settembre 2009, l’ottava
spedizione di Tara (Tara Oceans) ha come scopo determinare, durante
un tour mondiale di due anni e mezzo con 50 tappe, l’effetto del
riscaldamento globale sui sistemi planctonico e corallino. Un
centinaio di scienziati di tutto il mondo ha preso parte
all’avventura. Il primo bilancio della spedizione supera ogni
aspettativa. Ma i risultati chiave non saranno noti prima di qualche
anno.
Un’odissea di 938 giorni in mare – dal Mediterraneo
all’Atlantico, dall’oceano Indiano al Pacifico, fino
all’Antartico – e, alla fine dell’avventura, un grido di gioia:
«Missione compiuta!». È proprio questo il ritornello intonato in
questi giorni dai 70 membri dell’equipaggio e dai 126 scienziati di
35 nazionalità che, dal 2009, hanno vissuto insieme a bordo di Tara
(e a terra).
Lo scopo ambizioso di questa spedizione
appoggiata dal CNRS (Centro nazionale per la ricerca scientifica),
l’EMBL (Laboratorio europeo di biologia molecolare) e il CEA
(Commissariato per l’energia atomica e le energie alternative) e da
numerosi attori pubblici e privati, coordinata dal biologo Eric
Karsenti, responsabile scientifico della spedizione, e da Etienne
Bourgois, armatore e presidente di Tara, era chiaro: lo studio degli
ecosistemi planctonici nei due emisferi, e di tutti gli oceani, allo
scopo di rilevare i preziosi genomi, ma anche gli insiemi corallini.
Formato da organismi, animali, piante, alghe, virus e batteri alla
deriva, il
plancton (dal greco
planktos = derivante, errante),
essenziale tassello dei cicli climatici e biogeochimici del globo,
rappresenta l’80% degli organismi unicellulari apparsi sulla Terra
2,7 miliardi di anni fa. Da qui l’entusiasmo di Eric Karsenti,
incentivato dalle ultime frontiere dell’ignoto… «L’idea era
quella di comprendere meglio l’origine del plancton, le sue
evoluzioni, i suoi movimenti da un oceano all’altro. Quale era la
sua distribuzione e la sua biodiversità? Tutti i suoi regni erano
interconnessi? Come influiva l’ambiente – temperatura, salinità,
acidità e parametri psico-chimici – su queste rare creature?» Per
dare una risposta, Tara Oceans ha fatto appello a un esercito di
esperti in genomica, imaging quantitativo, biologia, biogeochimica,
biogeografia, oceanografia, biofisica, genetica e bioinformatica...
Una interdisciplinarità rara. «È stata proprio questa la forza di
tale spedizione, il suo apporto rivoluzionario», insiste Eric
Karsenti.
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CTD - Tara Expéditions |
Nel 1997, la NASA aveva fornito la prima stima
mondiale sulla produzione clorofilliana di plancton, precisandone il
ruolo di regolatore dell’aria terrestre grazie ai suoi processi di
fotosintesi. Tara Oceans ha consolidato l’insieme di conoscenze
grazie all’enorme quantità di dati raccolti dalla goletta. I
ricercatori hanno prelevato 27 000 campioni: un passo da gigante
nell’ordine dell’infinitamente piccolo. Da lì la scoperta di un
panorama, fino ad allora ignoto, del plancton. Se, fino ad oggi, sono
stati scoperti 500 000 organismi planctonici, «rimane ancora da
scoprire il 95% dei microorganismi», precisa Eric Karsenti.
«I
nostri metodi in bio-informatica ci hanno permesso di constatare che,
a livello di batteri, c’erano tra di loro, da una stazione
all’altra, attività metaboliche molto differenti», aggiunge Eric
Karsenti. È stato a questo livello che si è reso indispensabile
l’obiettivo di una modellizzazione degli ecosistemi, possibile
grazie alle numerose stazioni. «La costituzione di tali modelli è
essenziale. Può consentire di anticipare l’evoluzione dell’oceano,
l’organizzazione negli ecosistemi e la loro ripartizione
geografica. Sono molto utili per l’aumentata acidificazione e il
riscaldamento globale», stima il biologo specialista di protisti
Colomban de Vargas (CNRS).
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Glider - V.Hilaire/Tara Expéditions |
Mentre gli ecosistemi subiscono
pressioni di tutti i tipi, Tara Oceans ha permesso di misurare meglio
la risposta della vita marina ai cambiamenti climatici. «La
distribuzione dei microorganismi è in parte determinata
dall’ambiente, la latitudine e le correnti», ricorda Eric
Karsenti. «Tali modelli devono poter aiutare a predire l’evoluzione
della vita marina in funzione delle variazioni climatiche». D’altro
canto, con l’aiuto di alianti muniti di rivelatori e di boe
derivanti, sono stati condotti degli esperimenti, in particolare
nelle acque del Pacifico ricche di azoto e polvere di plancton, per
delineare meglio come il plancton e il corallo si siano evoluti in
funzione dell’ambiente.
«Abbiamo constatato che il
plancton era colonizzato da un numero gigantesco di virus, e che si
era adattato al riscaldamento, continuando a fabbricare la metà
dell’ossigeno, a captare la metà di CO2, e quindi a ridurre
l’effetto serra», aggiunge Eric Karsenti. «Alla fine, abbiamo
un’idea più precisa della sua biodiversità, della sua
complessità.
Dal 60 all’80% dei geni e bacilli
analizzati fino ad ora grazie a Tara Oceans, era ancora sconosciuto.
Questi sono dati di capitale
importanza, poiché qualunque variazione nella composizione del
plancton può avere un impatto sull’equilibrio gassoso del
pianeta».
UN BUONO
STATO DI SALUTE GENERALE DELLA SCOGLIERA CORALLINA ESPLORATE
Tara
Oceans si era fissata come obiettivo anche quello di “misurare la
pressione” degli ecosistemi corallini. Una sfida enorme per la
spedizione. Sono stati studiati non meno di 102 siti, tra i quali
Djibouti, Saint-Brandon, Mayotte e le isole Gambier, che hanno
rivelato un buono stato di salute generale dei coralli analizzati.
Nonostante la loro notoria resistenza agli stress termici e agli
aumenti di temperatura, l’acidificazione degli oceani o l’invasione
qua e là di stelle marine sono fattori preoccupanti. Le analisi in
corso diranno se i coralli possono sopportare eventuali nuovi rialzi
di temperatura.
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F.Benzoni/Tara Oceans |
Tara Oceans avrà consentito altre scoperte
stupefacenti, dalle quali emerge un dato negativo: durante il
passaggio in Antartide, lo scorso gennaio 2011,
la goletta ha
rilevato un’ incredibile presenza di plastica in questa parte
recondita del globo. I campioni raccolti contenevano tra 956 e 42 826
pezzi di plastica per chilometro percorso. Risultati carichi di
conseguenze. Sono in corso varie analisi per valutare i rischi di
tale inquinamento per la salute umana, gli animali, gli uccelli e i
mammiferi marini.
«Tara Oceans è stata, sotto tutti i
punti di vista, una spedizione rivoluzionaria. L’analisi dei
prelievi richiede un lavoro immenso almeno per i prossimi vent’anni»,
sottolinea il coordinatore scientifico Gaby Gorsky. La spedizione
continua ora in laboratorio.
ALCUNE IMPORTANTI SCOPERTE
Micro-organismi
In arrivo una nuova banca mondiale di dati
raccolti a bordo per delineare meglio la regolazione globale del
clima terrestre.
Genomi
Scoperta una diversità inedita di
contenuti in geni planctonici, soprattutto a livello di
fitoplancton.
Fecondazione degli oceani
Un
campionario spettacolare su vasta scala. Le analisi sono in corso
tramite imaging e genomica.
Missione corallo
La messa in
risalto di una grande dinamica di popolazioni coralline e la scoperta
di dieci nuove specie, in particolare nelle isole Gambier.
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F.Benzoni/Tara Oceans |