28.5.14

“Siamo nella fase di messa a punto dei protocolli”



Quasi 1000 persone hanno visitato Tara nel finesettimana.
N.Pansiot/Tara Expéditions


Da una settimana c’è molto fermento a bordo: il telefono del capitano non smette di suonare, l’equipaggio è in attesa di consegne, i gruppi di visitatori si alternano sul ponte durante questa tappa a Tolone… Nello studio situato nella stiva posteriore, feudo del capomeccanico Martin Hertau, si effettuano controlli ai dritti di poppa. Paul Duffay, eccellente stagista elettronico, ottimizza il cablaggio del quadro elettrico. Bisogna dunque procedere agli ultimi acquisti e trovare i pezzi necessari per le piccole riparazioni. Tocca all'ufficiale di ponte François Aurat stilare la lista della spesa: camera d’aria per l’impianto idroforo, tubature per il laboratorio secco, pinza amperometrica, lightstick… tutti i membri dell’equipaggio si attivano per preparare la barca e non lasciare nulla al caso.
Il capitano Samuel Adrain ha risposto ad alcune nostre domande su questa tappa.


Tara è a Tolone da una settimana. L’equipaggio ha accolto a bordo quasi 1000 visitatori in solo tre giorni. Fuori dalle ore di visita, cosa succede a bordo?

Sono arrivato da poco e ce la stiamo mettendo tutta per terminare i preparativi della barca. Siamo ancora vicini al raggio di azione dei fornitori francesi che conosciamo e per noi è più facile ordinare pezzi. […] Facciamo il possibile per partire con tutto il materiale necessario. C’è sempre qualcosa da controllare, ai motori, fa parte della nostra quotidianità.


Quali scienziati sono arrivati a bordo?

Hervé le Goff, ingegnere del CNRS, che si occupa di rifornire il laboratorio secco per questa missione. Jean-Louis Jamet, coordinatore scientifico durante questa tappa e professore dell'Universita di Tolone, si è imbarcato da poco. Gaby Gorsky, direttore scientifico del progetto TaraMedPlastic, che ha pensato fin dall’inizio tutto il programma scientifico. Discutiamo insieme dei vari protocolli relativi alla raccolta di dati e campioni.


27.5.14

Spedizione Tara Mediterraneo - Da maggio a novembre 2014






DOPO OLTRE QUATTRO ANNI DI NAVIGAZIONE INTORNO AL MONDO E NELL’ARTICO, TARA È IN MISSIONE NEL MEDITERRANEO FINO A NOVEMBRE 2014, CON DUE OBIETTIVI: CONDURRE UNO STUDIO SCIENTIFICO SULL’INQUINAMENTO DA PLASTICHE E PROMUOVERE UNA PRESA DI COSCIENZA SUI CAMBIAMENTI AMBIENTALI NELL’AREA MEDITERRANEA.


450 milioni di persone vivono nelle zone costiere del Mediterraneo ripartite in 22 paesi rivieraschi. Per le sue caratteristiche geografiche e climatiche, il Mediterraneo ospita quasi l’8% della biodiversità marina, benché esso rappresenti solo lo 0,8% della superficie degli oceani. Le sue città odierne sono sovraffollate e nel Mediterraneo si concentra il 30% del traffico marittimo mondiale. I problemi legati all’inquinamento proveniente da terra si moltiplicano mettendo sotto pressione l’ecosistema marino, essenziale per le popolazioni della regione e per la vita in generale. Tra gli agenti inquinanti, va annoverata la crescente presenza nel mare di microplastiche. Molto probabilmente esse sono entrate nella catena alimentare e quindi anche nella nostra dieta. È quindi urgente procedere verso soluzioni concrete quali la depurazione delle acque, la gestione dei rifiuti, l’introduzione di plastiche biodegradabili, la promozione del turismo sostenibile e la creazione di Aree Marine Protette – soluzioni raccomandate da decenni dalla Convenzione di Barcellona, dalla convenzione sulla Diversità Biologica dell’ONU e anche dall’Unione Europea.

Per Tara Expeditions questa spedizione, la decima per la goletta dal 2003, è un’opportunità per promuovere una presa di coscienza da parte di associazioni locali e regionali* sui molti problemi ambientali che gravano su questo mare sostanzialmente chiuso.

A bordo di Tara verrà condotto uno studio scientifico sulle plastiche, coordinato dal Laboratoire de Villefranchesur-mer (Université Pierre et Marie Curie e CNRS) e dalla University of Michigan (USA). L’accumulo di rifiuti di plastica in natura è “uno dei cambiamenti recenti più onnipresenti e di lunga durata sulla superficie del nostro pianeta…” , e una delle maggiori preoccupazioni ambientali del nostro tempo. Nonostante ciò, sappiamo troppo poco sul destino di tali plastiche e sul loro ruolo nella dinamica degli ecosistemi per poter prevedere il loro impatto futuro sugli oceani del nostro pianeta e sull’uomo.

Per colmare questa lacuna, gli scienziati a bordo di Tara si impegneranno in una missione interdisciplinare per comprendere meglio l’impatto delle plastiche sull’ecosistema del Mediterraneo. Essi quantificheranno i frammenti di plastica, misurandone anche dimensioni e peso. Inoltre identificheranno i tipi di plastiche trovati in mare (compresi gli inquinanti organici ad esse associati) e studieranno la dinamica e la funzione di comunità microbiche (batteri, protozoi, micro-alghe, molluschi, crostacei) che vivono su di esse – una tematica fino ad oggi praticamente inesplorata nel Mediterraneo.



Maggiori informazioni sul programma scientifico della spedizione Tara Méditerranée:
in francese
in inglese



Una mostra itinerante e dei filmati saranno condivisi col pubblico. Durante le nostre tappe daremo volentieri il benvenuto a bordo a scolaresche. Durante la spedizione artisti saranno presenti a bordo di Tara.


I PARTNER
agnès b., Fondation Prince Albert II de Monaco, Fondation Veolia, Serge Ferrari, IDEC, UNESCO-COI, MedPAN, Surfrider Foundation, Lorient Agglomération, Ministère de l’écologie du développement durable et de l’énergie, IUCN, CNRS, AFP, RFI, France 24, MCD.

I PARTNER SCIENTIFICI

Laboratoire d’Océanographie de Villefranche-sur-mer, CNRS, University of Michigan, University of Maine, NASA, Université Libre de Berlin, Université Pierre et Marie Curie, IFREMER, Observatoire Océanologique de Banuyls, Université Bretagne Sud, Université Toulon Sud, Université Aix Marseille, Université de Corse.

*ASSOCIAZIONI ED ENTI LOCALI E REGIONALI COINVOLTE AD OGGI:

Expedition MED, Mohammed VI Foundation for the Environment, Acquario di Cala Gonone (Sardegna).



SOTTO L’ALTO PATROCINIO DI JANEZ POTOČNIK, MEMBRO DELLA COMMISSIONE EUROPEA (INCARICATO PER LE QUESTIONI AMBIENTALI)


La mappa della spedizione
Le tappe della spedizione
Le sfide ambientali del Mediterraneo: in francese - in inglese

24.5.14

Tara a Tolone.


Siamo a Tolone fino al 28 maggio, con un'esposizione e visite aperte al pubblico.


Tara nel porto di Tolone. Copyright:F.Aurat/Tara Expéditions

Residenze di artisti internazionali a bordo di Tara



L'esposizione "Tara 10 ans 20 regards d'artistes" del 2013
presso la maison di  agnès b. (foto: Dana Sardet)


agnès b. , proprietaria e mecenate di Tara  ma anche gallerista, stilista e collezionista da 30 anni, sostiene gli artisti che si sono alternati a bordo della goletta durante le nostre spedizioni. La loro presenza è fondamentale per sensibilizzare un  pubblico più vasto alle tematiche ambientali.

Ecco i 10 artisti di 4 nazionalità diverse che quest’anno sono stati selezionati per trascorrere un periodo di tempo (da due a tre settimane) a bordo di Tara durante la spedizione Tara Mediterraneo.

- Yoann Lelong (video) dalle isole Embiez a Monaco
- Spencer Lowell (foto e video) da Antibes a Cala Gonone
- Carly Steinbrunn (foto) da Cala Gonone ad Atene
- Lorraine Féline  (video) da Cala Gonone ad Atene
- Emmanuel Régent (disegno e installazioni) da Atene a Tel Aviv
- Christian Revest (pittura e incisioni) da Haifa a Biserta
- Lola Reboud (foto/ video) da Biserta a Marsiglia
- Katia Kameli (video) da Algeri a St Tropez
- Sylvain Couzinet Jacques (foto 3D) da St Tropez a Calvi
- Malik Nejmi (foto / film)   da Genova a Tangeri

20.5.14

Serata a bordo con il celacanto



Laurent Ballesta, Thibault Rauby e Florian Holon dell’Andromède Océanologie si sono congedati dai Taranauti, e ora sono diretti a esplorare altre profondità marine.


 
Libro di Laurent Ballesta sulla spedizione Gombessa.
N.Pansiot/Tara Expéditions


Abbiamo trascorso piacevoli momenti in loro compagnia e la sera Laurent ci ha raccontato alcune sue esperienze di immersione. In particolare, ci ha detto dell’incontro, a più di 120 metri sotto il livello del mare, con un pesce mitico dell’Africa del Sud, durante la spedizione Gombessa. "Il mio Stargate", lo ha chiamato. "Un viaggio spazio-temporale " fatto di immersioni estreme che ha visto l’incontro surrealista con un dinosauro marino: il celacanto. Una specie riscoperta nel 1938, quando gli scienziati pensavano che fosse scomparso da oltre 70 milioni di anni.

Laurent ci ha lasciato un ricordo: il libro che racconta la sua spedizione. Su richiesta del capitano Samuel Audrain, poco prima di sbarcare, lo ha firmato con questa dedica: "Alla gente di Tara, perché dietro ogni avventura scientifica, prima ci sono persone che sognano. Benvenuti nel mio sogno!".

Florian, Thibault e Laurent hanno poi continuato ad alimentare la fantasia dell'equipaggio raccontando l'esplorazione dei canyon sudafricani e l'incontro con il celebre pesce. Non stupisce, quindi, che i Taranauti abbiano voluto immergersi con loro ieri sera.

Seduti tutti intorno al quadrato, abbiamo ritardato l’ora del sonno per guardare il documentario “Gombessa”.


Estratto dall’articolo di Noélie Pansiot

18.5.14

Immersioni a San Pere, Var.


Alcune immagini dell'immersione del 18 maggio nei pressi delle Grotte di San Pere, Var.

 

Oriot/F.Aurat/Tara Expéditions



M.Oriot/F.Aurat/Tara Expéditions



M.Oriot/F.Aurat/Tara Expéditions


13.5.14

Port-Cros, un’isola isolata dove fare rifornimento è imprescindibile


La nave cisterna Saint Christophe
che rifornisce d'acqua potabile l'isola.
N.Pansiot/Tara Expéditions




Vivere a bordo di Tara è un po’ come vivere su un’isola. A Port-Cros non si spreca l’acqua. I suoi abitanti, custodi dei 7 kmq delle sue terre emerse lo sanno bene.

Noël Laurent, di origine belga, è arrivato sull’isola nel 1972 per starci due mesi e non è più ripartito. Ex impiegato comunale, ora in pensione, sorveglia continuamente il prezioso stock di acqua potabile dell’isola. Il bacino d’acqua dolce non è sufficiente per soddisfare la richiesta d’acqua che a partire da maggio aumenta con l’arrivo dei primi visitatori. “Dobbiamo vigilare che il cuneo salino non penetri sotto l’isola.”

Negli anni sono cambiate molte cose e l’isola si è dotata di una stazione di depurazione; i rifiuti non vengono più bruciati qui, ma portati sul continente. Solo il problema dell’acqua persiste.

“Siamo sempre costretti a far arrivare l’acqua via mare” spiega Hervé Bergère, responsabile di settore del Parco nazionale. La dissalazione ha un impatto negativo sull’ambiente, per via dei rifiuti chimici impiegati nella pulizia dell’impianto.

Il rifornimento di acqua potabile spetta alla Saint Christophe, una nave cisterna che serve le isole di Port-Cros e Porquerolles. Ogni due mesi d’inverno e ogni 4 giorni d’estate. Durante la stagione alta, l’isola arriva a ospitare fino a 2000 visitatori al giorno e 1500 diportisti.

Ma di navi come la Saint Cristophe ne sono rimaste poche, e in caso di avaria per l’isola sarebbe un grosso problema. Gli abitanti dell’isola dipendono dalle forniture d’acqua trasportate da questa grossa nave e sanno quanto essa sia preziosa e quanto sia fondamentale non sprecarne nemmeno una goccia.



Riassunto dell'intervista realizzata da Noélie Pansiot

10.5.14

Buon compleanno Tara!



Tara in costruzione con Jean-Louis Etienne, 1989.
Copyright: Martin Labarre



Venticinque anni fa, il 10 maggio 1989, la goletta viene messa in acqua per la prima volta; tre giorni dopo viene battezzata con il nome di Antarctica. Da allora ha solcato molti mari, prima con il nome Antarctica sotto la guida di Jean-Louis Etienne, poi come Seamaster (nel 1999 con Sir Peter Blake) e infine come Tara (nel 2003 grazie ad agnès b. e a Etienne Bourgois). Il suo mitico scafo, noto per aver resistito ai ghiacci polari, e al cui timone si sono alternati molti appassionati capitani, continua a esplorare gli oceani del nostro globo. E oggi compie 25 anni!



N.Pansiot/Tara Expéditions




Qual è la particolarità di Tara?


"Quando siamo in luoghi difficili, come durante la deriva artica del 2006-2007, in balia degli elementi ostili, ci ritroviamo tutti all’interno dell’imbarcazione, e quello spazio di vita diventa il nostro bozzolo. Tara è un rifugio, come un rifugio di montagna, dove ci si sente bene. All’improvviso gli elementi attorno alla goletta esplodono, ma a bordo ci sentiamo al sicuro, dentro la nostra capsula. Ecco cosa è formidabile di Tara!"


Quale fotografia ti ha segnato di più?


“C’è un’immagine straordinaria, quella delle aurore boreali che scintillano sulla barca prigioniera dei ghiacci, all’epoca di Antarctica. Quella foto mi ha fatto vincere il World Press Photo.”


Francis Latreille, fotografo. Vide Tara per la prima volta nel cantiere navale di Villeneuve la Garenne, e poi la seguì in tutte le sue spedizioni.


La storia della goletta

9.5.14

A colloquio con Florian Holon



Florian Holon, Mathieu Oriot e Thibault Rauby (da sinistra a destra),

in partenza per un'immersione.

N.Pansiot/Tara Expéditions



Alla fine del loro quinto giorno di esplorazione nel parco marino di Port Cros, il team di Andromène è risalito a bordo di Tara con il sorriso. Florian Holon, Laurent Ballesta e Thibault Rauby sono molto soddisfatti di come sta procedendo la loro missione.



Come sta andando la missione?

Sta andando molto bene, il tempo è meraviglioso, il che ci permette di lavorare senza interruzioni, facendo 2-3 immersioni al giorno. In programma ci sono venti immersioni e ne abbiamo già fatte 8, quasi la metà. Ci siamo immersi nelle zone più esposte, dove c’è vento. Le previsioni danno il maestrale nei prossimi giorni, quindi abbiamo riservato a dopo alcune immersioni sul lato sottovento, che ci permetteranno di continuare a lavorare nonostante le condizioni meno clementi.


Che cosa avete osservato nei fondali del parco marino?

Abbiamo esplorato una vasta gamma di siti: siamo andati a Port Cros e attorno all'isola di Levante, abbiamo esplorato la zona a nord e quella a sud delle isole. Tra la zona a nord, verso la baia di Hyères, e quella a sud, più al largo, non ci sono le stesse correnti né la stessa sedimentazione sul fondo, e improvvisamente si osservano cose molto diverse. Oggi abbiamo coperto una zona situata molto al largo dell'isola di Levante, il Banco di Magaud, che ospita una serie di affioramenti rocciosi sulla zona tra i - 80 e i -75 metri. Si tratta di un habitat che non abbiamo ancora mai osservato nel Mediterraneo francese, ma cominciamo ad avere un po' di esperienza in questo tipo di immersioni. È stata proprio una giornata molto bella!

Lì abbiamo trovato foreste di laminarie. Questo tipo di alghe si trovano anche in Gran Bretagna, ma non sono della stessa specie: qui si tratta di Laminairia rodriguezii, che misura circa un metro di lunghezza. Ne avevamo già visto degli esemplari a Bonifacio tempo fa e in Tunisia, ma non c'è paragone con quello che abbiamo scoperto oggi. Questa è una zona attraversata da forti correnti, avevamo scooter sottomarini molto potenti e ci spostavamo alla massima velocità, ma ci spostavamo contro corrente con molta fatica. C'era una luminosità elevata, una luce molto bella, e tutte queste laminarie assumono forme tortuose, così come gli alberi della costa che formano circonvoluzioni a seconda del vento e delle valli in cui si trovano. C'erano laminarie a perdita d’occhio, con forme piuttosto bizzarre. Sapevamo che era possibile cadere in queste alghe, ma è stata una vera e propria sorpresa averne viste così tante e di così belle.

È interessante vedere tutta la flora e la fauna qui presenti, ed è quello che vedremo a livello scientifico. Abbiamo realizzato un inventario fotografico delle specie presenti. È una parte molto interessante del lavoro che facciamo.


Soddisfatto di questa giornata?

Sì, molto! Abbiamo visto siti mai esplorati prima d'ora, che si trovano al largo delle nostre coste e ciò ci fa molto piacere. Possiamo esplorare aree marine senza dover andare dall'altra parte del mondo!


Riassunto dell’intervista realizzata da Noélie Pansiot

7.5.14

Tara accoglie tre illustri subacquei

In partenza per un'esplorazione a Punta del Cognet:
un'immersione di 160 minuti a 75 metri di profondità.



Laurent Ballesta, Florian Holon e Thibault Rauby, membri del team di Andromède, sono famosi per le loro esplorazioni a profondità vertiginose. Grazie all’utilizzo di riciclatori elettronici della miscela e alla maestria nel diving possono arrivare a perlustrare zone poco note fino e oltre i -70 metri. I tre sub, venuti a studiare le profondità del Parco Nazionale di Port-Cros per 15 giorni, lavoreranno a stretto contatto con l'equipaggio di Tara. La goletta fungerà da piattaforma logistica avvicinandosi il più possibile ai siti di studio. Se le condizioni meteo lo permetteranno, i sub dovranno esplorare una ventina di zone, il che vuol dire due immersioni in acque profonde al giorno.

5.5.14

Tappa a Port Cros (5-23 maggio)

copyright : Andromède


Port Cros è la prima Area Marina Protetta francese dove faremo tappa per studiare le barriere coralline insieme al biologo e sub Laurent Ballesta e al team di Andromède.

Questo particolare ambiente si sviluppa tra i 50 e i 90 metri di profondità. È una zona dove l'illuminazione è scarsa. La base di appoggio è costituita da alghe calcaree. Quando l’alga muore lascia una parte calcarea, e col passare degli anni si formano le rocce calcaree che servono da supporto o da nascondiglio a coralli, pesci, ricci di mare e altre specie marine. Più di 1700 specie sono state osservate in questi ambienti marini, così ricchi e importanti per la biodiversità del Mediterraneo.

Sono ambienti ancora poco studiati perché accedervi non è semplice. Sono necessarie, infatti, tecniche di immersione specifiche per queste profondità. I ricercatori e sub di Andromède, maestri dell’immersione con riciclatore, conoscono perfettamente le tecniche di inventario sottomarino e hanno l’incarico di eseguire questo studio che permetterà ai gestori del Parco di tutelare meglio l'ambiente marino circostante.

Tara farà da piattaforma logistica più vicina ai siti di studio. Questa visita ci permette anche di preparare al meglio la nostra prossima spedizione dedicata allo studio dei coralli a partire dal 2015.

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Clicca qui per saperne di più sulle Aree Marine Protette attraverso il nostro partner MEDPAN

29.4.14

Tara è nel Mediterraneo


25 aprile 2014. Tara nel Mediterraneo. Di fronte a Gibilterra.

M.Hertau/Tara Expéditions

Tara ha passato lo stretto di Gibilterra e veleggia ora nelle calde acque del Mediterraneo. Siamo a sud di Formentera.


Prossima tappa il 5 maggio a Port-Cros per studiare i coralli con il biologo subacqueo Laurent Ballesta.


Incontro con un grampo. M.Hertau/Tara Expéditions

Il grampo o delfino di Risso (Grampus griseus) è un cetaceo che può arrivare ad avere una lunghezza di 4 metri e un peso di 400 kg.  È  ghiotto di calamari.


Incontro con un grampo. M.Hertau/Tara Expéditions




23.4.14

Le tappe della spedizione Tara Mediterraneo 2014


19 APRILE: Partenza da Lorient (Francia)

DAL 5 AL 23 MAGGIO: Studio delle barriere coralline del Parco nazionale di Port Cros (Francia), prima AREA MARINA PROTETTA in Francia
22 MAGGIO: Giornata mondiale delle isole
DAL 23 AL 28 MAGGIO:  Tappa a Tolone (Francia)

DAL 29 AL 2 GIUGNO:  Tappa alle isole Embiez (Francia)
5 GIUGNO: Giornata mondiale dell’ambiente
8 GIUGNO: Giornata mondiale degli oceani
DAL 10 AL 15 GIUGNO:  Tappa a Nizza (Francia)
DAL 16 AL18 GIUGNO:  Tappa a Villefranche-sur-Mer (Francia)
DAL 19 AL 20 GIUGNO:  Tappa a Monaco
21 GIUGNO: World Ocean Sampling Day, Tara nella baia di Villefranche-sur-Mer
DAL 22 AL 26 GIUGNO :  Tappa ad Antibes (Francia)

DAL 5 ALL’8 LUGLIO:  Tappa a Cala Gonone (Sardegna, Italia): Riunione scientifica del programma Oceanomics, in collaborazione con l’Acquario di Cala Gonone - Acquario di Sardegna.
DAL 15 AL 19 LUGLIO:  Tappa a Durrës (Albania)
DAL 22 AL 31 LUGLIO:  Tappa alle Cicladi (Grecia)

DAL 5 AL 12 AGOSTO:  Tappa a Beirut (Libano)
DAL 14 AL 20 AGOSTO:  Tappa a Haifa e Tel Aviv (Israele)
DAL 28 AL 30 AGOSTO:  Tappa a La Valletta (Malta)

DAL 1° AL 6 SETTEMBRE:  Tappa a Biserta (Tunisia)
DAL 9 AL 14 SETTEMBRE:  Tappa ad Algeri (Algeria)
DAL 20 AL 29 SETTEMBRE:  Tappa a Marsiglia (Francia)
DAL 30 SETTEMBRE AL 5 OTTOBRE:  Tappa a Saint-Tropez (Francia)

DAL 9 AL 14 OTTOBRE:  Tappa a Napoli (Italia)
DAL 20 AL 23 OTTOBRE:  Tappa a Calvi (Francia)
DAL 24 AL 30 OTTOBRE:  Tappa a Genova (Italia), Festival della scienza

DAL 4 AL 9 NOVEMBRE:  Tappa a Palavas les Flots (Francia)
DAL 10 AL 14 NOVEMBRE:  Tappa a Perpignan (Francia)
DAL 15 AL 19 NOVEMBRE:  Tappa a Barcellona (Spagna)
DAL 23 AL 28 NOVEMBRE:  Tappa a Tangeri (Marocco) in collaborazione con la Fondazione Mohammed VI
DAL 29 AL 30 NOVEMBRE:  Tappa a Faro (Portogallo)

7 DICEMBRE: Ritorno a Lorient (Francia)

22.4.14

Verso il Mediterraneo...

Delfini nel golfo di Biscaglia. M.Hertau/Tara Expéditions





Tara è al largo della frontiera tra Spagna e Portogallo. 

Il nostro primo scalo è previsto per i primi di maggio a Port-Cros.

14.4.14

In partenza per il Mediterraneo






Sabato 19 aprile la goletta Tara lascerà il porto di Lorient per intraprendere una nuova spedizione di sette mesi nel Mediterraneo. Verranno condotti uno studio sulla plastica presente in mare e una campagna di sensibilizzazione del pubblico sulle numerose sfide ambientali di questo mare.




450 milioni di persone vivono nelle zone costiere del Mediterraneo ripartite in 22 paesi rivieraschi. Per le sue caratteristiche geografiche e climatiche, il Mediterraneo ospita anche quasi l’8% della diversità biologica marina, benché esso rappresenti solo lo 0,8% della superficie dell’oceano.

Oggi le sue megalopoli sono sature; nel Mediterraneo si concentra il 30% del traffico marittimo mondiale, i problemi legati all’inquinamento proveniente da terra si moltiplicano mettendo sotto pressione l’ecosistema marino, essenziale per le popolazioni e la vita in generale. Tra gli agenti inquinanti, la crescente presenza di microplastiche in mare e il loro probabile inserimento nella catena alimentare, e quindi nei nostri piatti, solleva molti quesiti. È urgente procedere verso soluzioni concrete quali la depurazione delle acque, la gestione dei rifiuti, l’innovazione per una plastica biodegradabile, la promozione del turismo sostenibile o la creazione di Aree Marine Protette, come raccomandano da decenni la Convenzione sulla Diversità Biologica dell’ONU e l’Unione europea.


La missione Tara Mediterraneo avrà due finalità principali:

1. La conduzione a bordo di uno studio scientifico sulla plastica presente in mare, coordinato dal Laboratorio di oceanografia di Villefranche-sur-mer (Université Pierre et Marie Curie e CNRS) in Francia e dall’università del Michigan negli Stati Uniti, in collaborazione con l’Université de Bretagne-Sud e altre università francesi.

2. La realizzazione di una campagna di sensibilizzazione per promuovere gli sforzi delle associazioni locali e regionali* sulle numerose sfide ambientali legate a questo mare quasi chiuso; in particolare:

- la promozione della Aree Marine Protette in collaborazione con MedPAN, la rete che gestisce le Aree Marine Protette del Mediterraneo;
- la promozione di soluzioni per la riduzione dei rifiuti ;
- la condivisione delle prime analisi nel Mediterraneo ottenute durante la spedizione Tara Oceans (2009-2012).


La spedizione in cifre
DURATA DELLA SPEDIZIONE: 7 mesi, di cui 115 giorni in mare e 115 giorni di scalo
NUMERO DI SCALI: 22
NUMERO DI PAESI: 11
DISTANZA DA PERCORRERE: 16 000 km
L’equipaggio a bordo si compone di 5 marinai, 2 scienziati, un corrispondente di spedizione e un artista.



SOTTO L’ALTO PATROCINIO DI JANEZ POTOČNIK, MEMBRO DELLA COMMISSIONE EUROPEA (INCARICATO PER LE QUESTIONI AMBIENTALI)


I PARTNER
agnès b., Fondation Prince Albert II de Monaco, Fondation Veolia Environnement, IDEC, Carbios, UNESCO-COI, MedPAN, Surfrider Foundation, Lorient Agglomération, Ministère de l’écologie du développement durable et de l’énergie, IUCN, CNRS, AFP, RFI, France 24, MCD.

I PARTNER SCIENTIFICI

Laboratoire d’Océanographie de Villefranche-sur-mer, CNRS, University of Michigan, University of Maine, NASA, Freie Universität Berlin ("Università libera di Berlino"), Université Pierre et Marie Curie, IFREMER, Observatoire Océanologique de Banuyls, Université Bretagne Sud, Université Toulon Sud, Université Aix Marseille, Université de Corse.

*ASSOCIAZIONI LOCALI E REGIONALI CHE HANNO ADERITO AD OGGI

Expedition MED, Fondation Mohamed VI pour l’Environnement, Acquario di Cala Gonone.



8.4.14

Un libro e un sito per scoprire il plancton


"Plancton: Aux origines du vivant"
Christian Sardet, Editions Ulmer.



Christian Sardet è direttore di ricerca emerito al CNRS, il Centro nazionale francese di ricerca scientifica, e autore di numerose pubblicazioni scientifiche. È ideatore di film, cartoni animati e DVD vincitori di premi. È stato insignito del Premio europeo per la comunicazione delle scienze della vita conferito dalla European Molecular Biology Organization. In veste di cofondatore e coordinatore della spedizione Tara Oceans per lo studio globale del plancton, Christian Sardet ha dato il via a “Chroniques du Plancton” (Cronache del Plancton), un progetto che coniuga arte e scienza per condividere la bellezza e la diversità del plancton. È anche l’autore del libro “Plancton – aux origines du vivant” (Plancton, alle origini del vivente).



In questo bel libro, un’ode alle origini e alla diversità del vivente, Christian Sardet ci rivela questo mondo segreto in 550 foto belle quanto bizzarre, e ci conduce in un’immersione nel cuore dell’evoluzione, alle origini di questa vita che da più di 3 miliardi di anni non smette di differenziarsi negli oceani.

Il libro "Plancton - Aux origines du vivant", edito dalla casa editrice ULMER (Paris), è disponibile in francese.

La serie di video "Chroniques du Plancton" coniuga arte e scienza per scoprire la diversità e la bellezza degli organismi marini che si muovono secondo la deriva delle correnti.

Il progetto nasce per iniziativa di Christian Sardet nell’ambito della spedizione Tara Oceans, con la partecipazione dell'Osservatorio oceanologico di Villefranche-sur-Mer (OOV), con CNRS Images (Meudon), in cooperazione con Parafilms (Montréal).
Un ringraziamento a Claude Carré, allo staff dell'OOV, e ai numerosi coordinatori e partecipanti della spedizione Tara Océans. È possibile vedere i video nel sito interattivo: planktonchronicles.org


Di seguito vi segnaliamo alcuni episodi da scoprire:

Protistes - Cellules dans la mer - 02:56
I protisti marini sono organismi unicellulari, precursori di piante e animali.

Salpes - La vie enchaînée - 02:19
Nonostante l’apparenza primitiva, le salpe sono gli antenati più prossimi dei pesci.
Quando le alghe abbondano, le salpe proliferano in lunghe catene di individui clonati.

Siphonophores - Les plus longs animaux du monde - 03:56
Imparentati con i coralli, i sifonofori sono colonie di organismi specializzati.
Alcuni catturano e digeriscono le loro prede, altri nuotano o depongono uova.

Diatomées - Maisons de verre - 05:06
Campioni della fotosintesi, questi organismi unicellulari apparsi ai tempi dei dinosauri producono un quarto dell’ossigeno presente sulla Terra.

Pelagia - Méduses redoutées - 02:27
Le pungitrici color lilla si muovono in banchi, a scapito dei bagnanti che temono le loro cellule urticanti.

Macroplancton gélatineux - 02:31
Le meduse, o ctenofori di macroplancton gelatinoso, sono apparse più di 500 milioni di anni fa. Saranno loro a dominare presto gli oceani?

Cténophores - Orgie de couleurs - 02:01
Onde di luce iridescenti attendono in agguato le loro prede: ecco gli ctenofori.


La serie “Chroniques du Plancton” è stata realizzata da Christian Sardet (CNRS), Sharif Mirshak e Noé Sardet (Parafilms) nell’ambito della spedizione Tara Oceans con la partecipazione dell’Osservatorio oceanologico di Villefranche-sur-Mer (CNRS/UPMC). Il progetto si avvale del sostegno finanziario del CNRS (INSB/INEE), dell’istituto IBISA (Infrastructures en Biologie Sante et Agronomie ) dell’Université Pierre et Marie Curie e della città di Nizza.

3.4.14

Tara a Le Havre


Tara è a Le Havre, banchina Paul Vatine, quai des Antilles fino al 10 aprile.

Partenza prevista per la spedizione Tara Mediterraneo a metà aprile.

Seguiteci anche su Twitter e iPad.

1.4.14

Tara sta arrivando a Le Havre

M.Hertau/Tara Expéditions


Domani, 2 aprile, alle 12:30 Tara arriverà a Le Havre, 
presso la banchina Paul Vatine, Quai des Antilles. 


Vi aspettiamo numerosi!

31.3.14

Planet Ocean: presentazione a Che tempo che fa


Luca Mercalli a "Che tempo che fa" presenta Planet Ocean di Yann Arthus-Bertrand: eccezionali inquadrature in più di venti paesi per incoraggiare il pubblico a concepire la conservazione dell’ambiente come responsabilità globale e condivisa.

27.2.14

Tara a Le Havre dal 10 marzo al 10 aprile



 
Venite a scoprire l’esposizione “Tara, au coeur de l'exploration des océans”
 a Le Havre dal 10 marzo al 10 aprile




Per un mese a partire dal 10 marzo Tara Expéditions e il suo equipaggio saranno a Le Havre per presentare l’esposizione Tara: nel cuore dell’esplorazione degli oceani. L’evento nasce grazie al contributo e al sostegno della città di Le Havre. La goletta sarà presente dal 3 al 10 aprile in occasione della settimana dedicata allo sviluppo sostenibile. Il programma di questa settimana include visite all’imbarcazione, conferenze e proiezione di filmati.

Ingresso gratuito

Quai des Antilles (vicino a Magic Mirrors). Aperto dalle 9 alle 18. 


Maggiori informazioni

In francese

In inglese

Video: Tara jette l'ancre au Havre

20.2.14

Tara è ormeggiata presso la base di sottomarini di Lorient, nota anche come base sottomarina di Keroman, un complesso di bunker della Seconda Guerra Mondiale.

Prossimo scalo: Le Havre dal 2 al 10 aprile ed esposizione visitabile dal 10 marzo.

Partenza prevista per la prossima spedizione "Tara-Méditerranée" a metà aprile.

29.1.14

Tara Expéditions in cifre


Dal 2003 Tara Expéditions opera a favore dell'ambiente e della scienza grazie a una barca mitica, Tara, costruita per navigare in condizioni estreme. Il progetto nasce dalla passione per gli oceani, dalla visione umanista e dall'impegno dei suoi creatori. Di seguito riportiamo una sintesi in cifre dei progressi compiuti da Tara e dal suo equipaggio in tutto il mondo.


Tara tra i ghiacci al tramonto. F.Aurat/Tara Expéditions



250 mila chilometri percorsi in 10 anni

330 persone provenienti da 40 paesi hanno partecipato alle spedizioni a bordo di Tara

1800 giorni di spedizione

38 paesi attraversati

20 aree scientifiche: biologia marina, biologia molecolare, tassonomia, oceanografia, bioinformatica, biogeochimica, genomica, imaging, ecologia, modellazione, microbiologia (microbiologia e virologia), meteorologia, bilancio di radiazione, nivologia, glaciologia, zoologia, ornitologia, archeologia, geologia.

70 laboratori e istituti scientifici coinvolti

34 pubblicazioni scientifiche relative a Tara

50 mila foto e video pubblicati su Internet

8 bacini di carenaggio

Le persone che hanno trascorso più tempo a bordo: Hervé Bourmaud (capitano), Loic Valette (capitano), Samuel Audrain (capitano), François Aurat (ufficiale di coperta), Sarah Searson (ingegnere oceanografico), Marc Picheral (ingegnere oceanografico) e Grand Redvers (capo spedizione)

La tempesta più grande: dicembre 2010, alle porte dello Stretto di Magellano in Argentina, 82 nodi

Posizione più a nord raggiunta: N 88° 28° 4-129° E, maggio 2007

Posizione più a sud raggiunta: S 65° 52 - W 64° 18, febbraio 2005 


La goletta in cifre
Lunghezza: 36 metri
Larghezza: 10 metri
Pescaggio: 1,50 m - 3,50 m
Peso: 120 tonnellate
Dissalatore 300 litri / ora
Serbatoio carburante: 40.000 litri
Riserva acqua: 6000 litri
Serbatoio di acque usate: 7000 litri 
Posti letto: 14 persone

21.1.14

La tua voce conta


Oltre l’orizzonte, là dove nessun stato è più sovrano, si estende l’Alto Mare. Questa grande area, che ricopre la metà del pianeta, ci è meno nota della superficie della Luna. Tuttavia, non potremmo vivere senza. Essa ci nutre, ci dà la metà dell’ossigeno di cui abbiamo bisogno, mantiene in equilibrio il nostro clima, trattiene la maggior parte delle emissioni di gas serra, permette quasi tutti gli scambi di merci. Ha ispirato poeti e fatto sognare i nostri figli.



Firma l'Appello per l'Alto Mare




R.Troublé/Tara Expéditions

31.12.13

Buon 2014!

Passaggio di Nord-Ovest, agosto 2013
Spedizione Tara Oceans Polar Circle
copyright: Francis Latreille





Tara vi augura Buone feste e vi dà appuntamento al 2014 nel Mediterraneo.

13.12.13

TARA 10 ANS, 20 REGARDS D’ARTISTES


Mostra visitabile dal 16 dicembre 2013 al 10 gennaio 2014, da lunedì a sabato, dalle 10 alle 19 presso agnès b. 17 rue Dieu, 75010 Parigi


 TARA 10 ANS, 20 REGARDS D’ARTISTES



Artisti.
Ariane Michel. Pierre Huyghe. Xavier Veilhan. Sebastião Salgado. Loulou Picasso. Laurent Ballesta. Francis Latreille. François Bernard. Ellie Ga. Vincent Hilaire. Rémi Hamoir. Benjamin Flao. Julien Girardot. Guillaume Bounaud. Aurore de la Morinerie. Mara Haseltine. Giuseppe Zevola. François Aurat. Christian Sardet. Mattias Ormestad. Cedric Guigand. Alex Dolan. Ho Rui An.



Alcune delle opere esposte




©Sebastião Salgado/Amazonas images 
Isola Deception - Isole Shetland Australi, Antartide 2005



Loulou Picasso
Viaggio in Georgia del Sud,Oceano Atlantico meridionale 2005



Christian Sardet
Fotografare l'invisibile 2009-2012

11.12.13

Tara in cantiere

Rientrata a Lorient dopo più di sei mesi di viaggio intorno all'Artico in condizioni spesso difficili, l'imbarcazione deve essere interamente ispezionata e preparata per le prossime spedizioni.


Tara in cantiere. Julien Girardot/Tara Expéditions


Durante tutta la settimana in corso è previsto lo smontaggio delle installazioni scientifiche allestite per il viaggio appena terminato e lo sbarco dei campioni raccolti. L'imbarcazione si svuota poco a poco. Le vele sono già state rimosse e inviate alla veleria per la revisione.
Nel mese di gennaio l'imbarcazione verrà tirata fuori dall'acqua per una verifica completa da parte della nostra società di classifica: il Bureau Veritas francese.
Questa visita di controllo approfondita ha luogo ogni cinque anni, e riguarda tutta l'imbarcazione, dal fondo dello scafo ai motori passando per l'impianto elettrico e il materiale di sicurezza. Anche le derive verranno smontate per rimettere a nuovo il sistema di calettamento laterale.
A margine di tale controllo ne approfitteremo per rimettere in sesto l'opera viva usurata dal ghiaccio nei mesi passati nell'Artico. Infine i motori saranno sottoposti alla manutenzione periodica delle 10.000h, al controllo delle testate, delle ventole, dei refrigeranti e così via.

È il prezzo che si paga affinché ognuna delle nostre spedizioni si svolga senza problemi tecnici.
Una cura costante e una manutenzione preventiva sono la chiave del successo delle spedizioni in ambienti ostili e isolati.


Loïc Vallette, capitano di Tara

10.12.13

Tara rientra a Lorient, evitato il peggio

di Dino Di Meo, 6 dicembre 2013, alle 19,08.


Sabato 7 dicembre Tara è rientrata a Lorient carica di campioni scientifici. La goletta, che ha navigato attorno al Polo Nord per più di sei mesi, ha rischiato di rimanere intrappolata tra i ghiacci.


Tara nell'arcipelago di Francesco Giuseppe (Foto: A.Deniaud. TaraExpeditions)

Partita il 19 maggio 2013 da Lorient, comune francese del dipartimento del Morbihan, la goletta scientifica Tara ha fatto ritorno sabato in serata al suo porto di origine dopo un periplo di sei mesi e mezzo. Dodici giorni dopo aver lasciato Saint Pierre e Miquelon, ultima tappa prima di “attaccare” l’Atlantico settentrionale, i dodici componenti dell’equipaggio hanno finalmente avvistato le coste di Finistère venerdì al sorgere del sole. Dopo un ultimo prelevamento di campioni di plancton previsto nel Mer d’Iroise, Tara ha subito puntato verso sud e il passaggio marittimo del Raz de Sein per sfrecciare su un mare finalmente calmo verso l’isola di Groix, e infine a Lorient.

A bordo, la routine è quella tipica della fine di un tratto di spedizione. Il capitano Martin Hertau ha assegnato a ognuno un compito molto preciso. Pulizie di primavera in autunno: l’imbarcazione viene messa sottosopra, pulita a fondo fino a farla brillare e infine rimessa in ordine. Fuori, i pantaloni e gli abiti usati per i turni di guardia si seccano al sole dopo essere stati lavati. Sembra che a bordo sia stato fatto un gigantesco bucato. L'île de Sein appare magnifica nella luce del mattino. Le macchine fotografiche vengono finalmente tirate fuori per immortalare l’oceano. La terra è là, ci tende il braccio. Ancora una notte a bordo e poi si concluderà un periplo che a qualcuno deve essere sembrato interminabile. Il buon umore sotto il sole ha ridato a tutti la voglia di darsi da fare. Domani a Groix, quando salirà a bordo Agnes b, armatore di Tara con il figlio Etienne Bourgois, tutto sarà a posto, pronto per la parata prevista a Lorient. Il sindaco ha fatto coincidere l’arrivo dell’imbarcazione con l’inaugurazione dell’illuminazione natalizia. Il materiale che verrà imbarcato a Groix un’ora prima promette di essere pittoresco. L’entrata nel porto turistico e l’approdo alle 18.30 al pontile d’onore della goletta di 36 metri sono stati calcolati al minuto. Gli scienziati e i marinai che si sono dati il turno in questa circumnavigazione saranno sul pontile ad accogliere quest’ultimo gruppo con la soddisfazione di essere riusciti nella missione "Tara Oceans Polar Circle".

Diversamente dalla precedente spedizione "Tara Oceans", questa volta è la goletta a portare tutti i campioni raccolti attorno al polo. Anche se i grandi prelevamenti sono terminati dopo la tappa a Québec di metà novembre, i sofisticati strumenti messi a disposizione da Marc Picheral del CNRS di Villefranche sur Mer, nelle Alpi Marittime francesi, e monitorati dall’ingegnere oceanografico Fabien Pèrault, imbarcatosi per la traversata atlantica di ritorno, hanno continuato a registrare i dati dell’acqua prelevata, contando e fotografando ogni organismo planctonico che passa nel flusso d’acqua pompato all’interno del FlowCam. Durante tutta la traversata dell’Atlantico settentrionale, ognuno si è turnato per verificare a ogni ora il buon funzionamento dei congelatori e dei vari frigoriferi di stoccaggio. Era in gioco la sopravvivenza di 5000 campioni prelevati durante questo tour del Polo Nord. Tara ha traversato l’Atlantico settentrionale con tutto il suo tesoro scientifico nella stiva anteriore. «In caso di problemi, non esitate a svuotare il congelatore del cibo per sostituirne il contenuto con i campioni», esorta Daniel Cron, capo meccanico che si trova a bordo da tre mesi. «Abbiamo tutto quello che è stato raccolto da Tromsø, in Norvegia, fino alla Groenlandia».


MOTORI A PIENO REGIME

Se sul versante scientifico tutto si è svolto senza problemi, non si può certo dire che i 25 mila chilometri percorsi attorno alla banchisa siano stati una passeggiata. Biologi e oceanografi volevano fare le loro ricerche sul limitare della banchisa, là dove l’attività planctonica è più importante ma, per farlo, è stato necessario giostrarsi tra il programma e una fusione della banchisa meno forte rispetto all’anno scorso. Percorrere il Passaggio di Nord-Est e poi quello di Nord-Ovest dunque è stata una vera e propria corsa contro il tempo.

La prima prova è consistita nel doppiare lo stretto situato a nord della Russia. Nicolas de la Brosse, uno degli ufficiali di coperta, ricorda quei momenti di inizio estate. «Il programma era molto fitto e bisognava fare presto», racconta. «Il primo tentativo è fallito perché c’era molta foschia. Inutile arrampicarsi sull’albero per vedere la rotta da intraprendere. Eravamo bloccati dal ghiaccio spessissimo. È stato necessario liberarsi velocemente per ritornare al più presto nelle acque libere. Abbiamo passato quasi una settimana ormeggiati». Il rompighiaccio Yamal si trovava a un miglio (1,8 km), ma faceva orecchie da mercante. «Non ci hanno mai risposto e si sono persino allontanati da noi», prosegue de la Brosse. «A bordo era dura. Avevamo due soluzioni: o rientrare a Lorient e abbandonare la spedizione o fare almeno un tentativo. Gli scienziati non riuscivano a decidersi sul da farsi. Poi è arrivata una mappa dei ghiacci via satellite più ottimista. Si è dovuto motivare di nuovo tutto l’equipaggio. Alla fine siamo passati, ma il passaggio si è chiuso dietro di noi».

L’altro passaggio situato sulla costa canadese rischiava di essere altrettanto delicato da superare. «Otto giorni dopo il passaggio di Nord-Ovest abbiamo visto che la nuova banchisa cominciava a riformarsi», spiega il capitano Martin Hertau. «Abbiamo dovuto sospendere tutte le stazioni per una settimana. Navigavamo con il vento contrario avvolti dalla foschia. Non si vedeva niente». Frattanto Romain Troublé, presidente di Tara expéditions, aveva avvertito le autorità canadesi che Tara avrebbe proseguito comunque. «Il rompighiaccio Louis Saint Laurent si trovava nei paraggi. Ci ha chiamato in VHF [NdR: la banda di frequenze radio ultra alte] per dirci che sarebbe venuto a scortarci. Abbiamo percorso 50 miglia [90 km circa] in sette ore». La situazione avrebbe potuto complicarsi immediatamente dopo lo scalo ad Artic Bay quando è stato necessario far sbarcare Jean-Claude Gascard, uno degli scienziati della spedizione. Baptiste Régnier, l’ufficiale in Seconda, conferma: «Il ghiaccio si riformava rapidamente, ma non essendo ancora molto spesso, ci siamo potuti aprire un varco azionando i motori a pieno regime, raggiungendo così le acque libere per fare poi rotta verso la Groenlandia».


RESTI DI BANCHISA

Qualche settimana più tardi, l’arrivo a Ilulissat, in Groenlandia, è stato davvero spettacolare. È là che il ghiacciaio Sermeq Kujalleq si riversa in mare a un ritmo di 40 metri al giorno. Daniel Cron, capo meccanico, racconta l’arrivo di notte: «A qualche miglia dal porto, eravamo in mezzo a dei resti di banchisa, molto densi, di dimensioni gigantesche, a volte fino a 50 metri di altezza. Abbiamo dovuto avanzare un po’ a zig- zig per avvicinarci perché c’era del ghiaccio dietro la diga».

La traversata fino a Quèbec non è stata affatto riposante, ma piuttosto movimentata, specialmente per via di un’onda più grossa delle altre che è andata a infrangersi sull’imbarcazione trasversalmente. Tutto è crollato. Dall’enorme microscopio al piccolo frigo del quadrato. Più paura che male anche se l’entrata nel golfo del San Lorenzo e l’arrivo a Saint Pierre e Miquelon non sono stati assolutamente facili. L’imbarcazione ha subito ripreso la sua rotta verso Lorient con una traversata atlantica che si è rivelata assai clemente per quest’epoca dell’anno. Tutto sommato, niente di nuovo per gli habitué. Gli altri invece hanno dovuto imparare in fretta a mangiare con una sola mano tenendo fermo il bicchiere con l’altra per evitare che si rovesci. Finalmente, nel giro di ventiquattr’ore, mettiamo di nuovo piede sulla terraferma.

Tara può ora rivelare i suoi segreti e andare a rimettersi in sesto prima della prossima campagna nel Mediterraneo in primavera.



Articolo di Dino Di Meo pubblicato su Liberation
Traduzione: Paola Buoso



7.12.13

L'arrivo a Lorient

Tara sta tornando a Lorient. L'arrivo è previsto per le 17:30, al molo Rohan.
Appuntamento alle 20.00 allo spazio Courbet  per trascorrere insieme a tutto l'equipaggio una piacevole serata in compagnia.

Tara rientra a Lorient

L'arrivo a Lorient. Copyright: Caroline Tattevin


Oggi, sabato 7 dicembre 2013 Tara è tornata al porto di Lorient sugellando la fine della spedizione Tara Oceans Polar Circle: un tour di 25.000 chilometri intorno all’Artico in circa 200 giorni, con un tesoro di 5000 campioni di plancton.
L’attracco al molo è avvenuto alle 18h30 in un clima festivo con il porto illuminato per l’occasione. Ad accogliere Tara più di un migliaio di abitanti del posto, il sindaco di Lorient Norbert Métairie, agnès b, Etienne Bourgois e tutto l’equipaggio.
Un ritorno che domani alle 14h30 verrà celebrato al Salone Nautico alla presenza di tutti i protagonisti della spedizione.

5.12.13

Oceani e carbonio




Il sole si fa breccia nel cielo sopra di noi durante la traversata atlantica di ritorno.
Copyright: Y.Chavance/Tara Expéditions



Mentre il nostro tour dell’Artico volge ormai al termine, e Tara torna a Lorient con i congelatori pieni dei migliaia di campioni di plancton raccolti, una domanda risuona costantemente nella mente dei giornalisti e del grande pubblico venuto a visitarci durante gli scali: che ne è del cambiamento climatico? Sebbene il clima non sia il nostro immediato oggetto di studio, noi però studiamo gli organismi che si trovano nel cuore della macchina climatica. Per fare chiarezza sul tema è necessario innanzitutto analizzare i legami esistenti tra oceani e carbonio.

Si sa, il riscaldamento globale sperimentato dalla Terra da un secolo a questa parte è in gran parte dovuto al rilascio di carbonio nell'atmosfera. Ma ancora dobbiamo dire di quale carbonio stiamo parlando. Il carbonio è in realtà un atomo, il cui simbolo è C, che può essere presente in diverse molecole aventi ciascuna proprietà molto diverse. Nella forma di biossido di carbonio o anidride carbonica (CO2, ovvero un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno), per esempio, si tratta di un gas serra potente che intrappola i raggi infrarossi nell'atmosfera, facendo salire il termometro. È la stessa anidride carbonica che esce dai nostri polmoni ogni volta che espiriamo, come avviene in tutti gli animali del pianeta. Respirando, il nostro corpo trasforma l'ossigeno (che in realtà è ossigeno biatomico o molecola di ossigeno indicato con il simbolo O2) in CO2. Allo stesso tempo, sul nostro pianeta, molti organismi fanno esattamente il contrario: grazie all'acqua e alla luce, la fotosintesi permette di produrre ossigeno consumando CO2. È il caso delle piante sulla terraferma, ma anche del fitoplancton presente negli oceani, per non parlare dei molti batteri fotosintetici. Ma in questo scambio chimico, l'atomo di carbonio non scompare, esso è incorporato in molte molecole di glucosio, che forniscono energia all’organismo. Il plancton, essendo alla base della catena alimentare, e gli atomi di carbonio emessi durante la fotosintesi si ritroveranno gradualmente in tutti gli organismi circostanti. È importante capire che la Terra è in qualche maniera un circuito chiuso o, per dirla con le parole di Lavoisier, un luogo dove “Nulla si perde, nulla si crea, tutto si trasforma”, e dunque poco importa quale sia la quantità di carbonio presente sul pianeta, la questione è invece sapere sotto quale forma, e dove, esso si trovi. Un equilibrio delicato scombussolato dalle attività umane: il carbonio immagazzinato per milioni di anni sotto forma di energie fossili quali il petrolio viene eliminato in pochi decenni dagli strati profondi della Terra per essere rilasciato nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica. Lo stesso discorso vale per i problemi connessi alla deforestazione, dove il carbonio presente negli alberi viene rilasciato nell'aria, quando questi vengono tagliati e bruciati. Ed è per questo che i famosi “pozzi di carbonio” ora si stanno esaurendo.


Gli oceani al centro del clima

Se definire la foresta amazzonica il “polmone verde” del pianeta è normale, gli scienziati si stanno rendendo conto solo ora che anche gli oceani svolgono un ruolo altrettanto importante in tal senso e funzionano come serbatoi di carbonio e fornitori di ossigeno. Si parla allora di pompa di carbonio. In primo luogo, va detto che, da un punto di vista puramente meccanico, l'anidride carbonica si dissolve naturalmente negli oceani. Il fitoplancton, si è visto, trasforma la CO2 in O2 attraverso la fotosintesi. Inoltre, molti organismi planctonici sono anch’essi in grado di trasformare la CO2, non sotto forma di glucosio, ma di carbonati (o più semplicemente gesso). Alcuni protisti, quei piccoli organismi unicellulari che popolano gli oceani, producono un guscio calcareo che si depositerà sul fondo dei mari dopo la morte dell’organismo. Lo stesso vale per tutti gli organismi marini, veri e propri pozzi di carbonio in miniatura, le carcasse e i rifiuti che si depositano sul fondo dell'oceano per formare a lungo andare sedimenti dove si concentra il carbonio lontano dall'atmosfera. Anche i coralli, essendo a loro volta produttori di secrezioni di carbonio, sono delle riserve di carbonio. Così, gli oceani e i loro abitanti, non contenti di assorbire la maggior parte del calore dovuto al riscaldamento globale e di fornire ossigeno all’atmosfera, avrebbero già assorbito un terzo delle emissioni di CO2 legate alle attività umane, sotto forma di carbonio disciolto o minerale.


Un equilibrio delicato

Un giorno però questo gigantesco pozzo di carbonio potrebbe anche rivoltarsi contro di noi se l'equilibrio di questo sistema dovesse rompersi. Ed è proprio ciò che molti scienziati temono. Il riscaldamento climatico sta iniziando a mostrare i limiti della pompa di carbonio degli oceani: in effetti temperature più elevate diminuiscono la dissoluzione di CO2 in acqua, e la capacità di stoccaggio degli oceani (che è ben lungi dall'essere infinita e potrebbe arrivare alla saturazione) potrebbe a sua volta venire notevolmente ridotta. Peggio ancora, il pozzo si convertirebbe in fonte di carbonio, diventando una vera e propria bomba a orologeria. Un'altra conseguenza dell’innalzamento delle temperature è il fatto che alcune specie planctoniche stanno già cominciando a migrare per raggiungere zone più fredde, contribuendo in tal modo alla rottura di un delicato equilibrio che dura da milioni di anni. E da ultimo, l'ultima inquietante scoperta: l'acidificazione degli oceani. A causa della maggiore concentrazione di anidride carbonica, gli oceani stanno diventando sempre più acidi, e ciò ha un impatto ancora poco chiaro su plancton e coralli, ma sicuramente danneggia il corretto sviluppo di un gran numero di specie, con il rischio sempre presente di sconvolgere il delicato equilibrio della pompa di carbonio degli oceani. Per studiare tali effetti e, perché no, per trovare delle soluzioni, dobbiamo prima di tutto capire i meccanismi della pompa di carbonio: quali organismi sono coinvolti, in che misura vi partecipano, quali possono essere le conseguenze di un aumento delle temperature, dell’acidità o della concentrazione di CO2, e così via. È possibile che alcune delle risposte si trovino oggi proprio nei congelatori a bordo di Tara…


Yann Chavance






3.12.13

Cronaca di un turno

Il timone a ruota di Tara. F.Aurat/Tara Expéditions


Sono quasi le quattro di mattina. Mentre dormo profondamente, cullato dai movimenti di Tara, sento una mano darmi un colpetto sulla spalla: è Jérôme che ha terminato il suo turno e viene a svegliare il suo cambio. Ed eccomi con fatica in piedi, pronto per due ore di veglia.



Adesso sono le quattro. Il rollio che fino a qualche minuto fa mi cullava ora tenta di mettermi a terra. Tenendomi alle pareti del corridoio, lotto per raggiungere la timoneria (il posto di comando). Trovo Baptiste, anche lui svegliatosi da poco. Le parole che escono dopo una notte così breve sono poche e contenute. Mi astengo dal lamentarmi del risveglio malriuscito: alle sei il mio turno sarà già terminato. Baptiste invece, come tutti i marinai, dovrà rimanere di guardia per quattro ore.

Sono già passati dieci minuti. Getto un colpo d’occhio assonnato fuori dall’oblò e mi ritrovo immerso in un altro universo: la notte è nera, così nera che il mare e il cielo sono una sola cosa. Tara sembra immersa in uno spazio fuori dal tempo, senza dimensione, fluttuando nell’oscurità. In timoneria, dove ci troviamo adesso, lo schermo del mio computer emana una luce scialba in mezzo a un esercito di pulsanti, radar, schermi e altre leve illuminati da una luce debole rossa o verde.

Sono le quattro e trenta, e Tara dorme ancora. Il formicaio che la popola di giorno si è dileguato, sostituito solo da qualche tintinnio sul ponte e dal ritmo di una cima sbattuta dal vento. L’atmosfera tranquilla è propizia alla scrittura. Qualche email alla famiglia e agli amici nel tentativo di condividere un po’ di questa nostra quotidianità a un tempo fuori dal comune e routinaria.

Alle cinque, mentre all’orizzonte si profila in maniera indistinta una falce di luna, Baptiste parte per fare il suo giro. Mentre lui passa al setaccio le viscere dell'imbarcazione verificando che motori e macchine funzionino normalmente, io resto solo in plancia. E mentre la luna comincia la sua ascensione, rischiarando timidamente la cima delle onde, tengo d’occhio il radar e l’orizzonte. Niente. Siamo soli nel bel mezzo dell’oceano.

Le cinque e un quarto, e Baptiste è di ritorno. Ci scambiamo i ruoli, ora tocca a me fare il giro passando con una luce frontale. Niente sala macchine per me, ma un laboratorio che non dorme mai, con la sua gran quantità di schermi che proiettano continuamente curve e statistiche di tutti i tipi. Sotto la luce tremolante della mia lampada, seguo passo a passo il protocollo che dettaglia gli elementi da verificare. Non c’è nulla da segnalare. Il pulsante si accende bene sul verde, la curva appare corretta, le linee di calcolo appaiono sullo schermo con regolarità. Tutto è normale. Risalgo in plancia.

Un’ultima mezz'oretta da uccidere. Niente all’orizzonte. Tara scivola sulle onde, le vele gonfie dal vento. La conversazione con il mio compagno di turno si avvia. Lo sappiamo bene entrambi, è un momento favorevole per parlare, per condividere le nostre esperienze, i nostri precedenti imbarchi o la nostra “altra vita” a terra. Il momento del turno di guardia e la sua atmosfera così particolare hanno dato spazio a corsi di musica, introduzioni alle lingue straniere o ancora discussioni appassionate su come rifare il mondo. Questa volta veniamo interrotti da Nadège che viene a sollevarmi dai miei obblighi.

Alle sei finisce il mio turno. Le prime luci dell’alba eclissano la traiettoria della luna, preludio di un sorgere del sole che si annuncia favoloso. Potrei restare una decina di minuti in più per assistere all’apparire dei primi raggi di sole che illuminano l’oceano, posandosi sulle onde che infrangono la prua di Tara, ma resisto alla chiamata di Nettuno per arrendermi all’abbraccio di Morfeo. Qualche ora di sonno ancora prima che Tara si svegli del tutto. Ci attende una giornata che sarà lunga, come la notte che seguirà, con le sue due ore di veglia condivise con un altro marinaio: un altro turno da raccontare.


Yann Chavance

30.11.13

Scienza non stop

Manovre sul ponte. Copyright: Yann Chavance/Tara Expéditions



Dopo la stazione di prelevamento numero 211 realizzata nel Mare del Labrador, la rosetta e le reti sono rimaste ben ordinate al loro posto sul ponte posteriore. È il segno che non ci sarà più lavoro per gli scienziati di Tara nell’ultimo tragitto finale prima del ritorno a Lorient? La risposta sta qui sotto.


Il motivo dello stop alle stazioni di prelevamento è semplice: un anno e mezzo fa la precedente spedizione Tara Oceans si concludeva proprio in queste acque, con una traversata transatlantica simile a questa, solo leggermente più a sud. C'è dunque poco interesse nel campionare una zona già campionata. Ma lo stop alle stazioni scientifiche non vuol dire assenza di lavoro scientifico a bordo, come spiega Fabien, ingegnere oceanografico. “Continuiamo a fare un lavoro in superficie grazie a tutta una serie di sensori costantemente al lavoro a bordo”.
Nella fattispecie, sotto lo scafo una pompa raccoglie acqua di mare che verrà poi analizzata da una moltitudine di sensori: CO2, quantità di materia in sospensione, pH, temperatura, salinità... Ogni giorno, l'ingegnere del CNRS invia una parte di questi dati a terra per il programma internazionale Coriolis, teso a raccogliere tutti i dati fisico-chimici relativi alle masse d’acqua inviati dalle navi da ricerca di tutto il mondo.

I dati raccolti in superficie vengono automaticamente salvati a bordo su diversi hard disk, per essere certi di non perdere nulla di queste preziose informazioni. “Ogni ora faccio il giro dei computer e degli strumenti per verificare che tutto funzioni” continua a spiegarmi Fabien. Di notte, sono gli uomini di guardia a fare il giro, oltre a controllare i frigoriferi dove si trovano tutti i campioni di plancton raccolti dall’inizio della spedizione, il nostro tesoro.

Fabien esegue tre campionamenti giornalieri nell'acqua pompata sotto lo scafo: un millilitro di acqua che andrà direttamente nell’azoto liquido, due litri che verranno filtrati per recuperare plancton e altre particelle, e infine 100 millilitri per “alimentare” il FlowCam, un’unità che fotografa di continuo l’acqua che scorre al suo interno per contare tutte le particelle in sospensione. Il FlowCam può classificare tali particelle in base alle dimensioni e permette di ottenere una serie di statistiche. Pertanto, anche in assenza di stazioni di prelevamento, Tara continua ad arricchire costantemente l'enorme banca dati generata nel corso dei suoi quasi sette mesi di spedizione.
 

Yann Chavance